Le Rubriche dell'Osservatorio

A cura di Nicola Lupo, con la collaborazione di Renato Ibrido e Luca Bartolucci


 

 

Nella seduta del 17 settembre 2025, la 4a Commissione permanente del Senato ha completato l’esame della proposta di direttiva COM(2025) 173, la quale mira ad attuare in modo uniforme negli Stati membri le disposizioni dell’Accordo BBNJ (Biodiversity Beyond National Jurisdiction) sulla conservazione e sull’uso sostenibile della biodiversità marina delle zone non soggette a giurisdizione nazionale, adottato il 19 giugno 2023 nell’ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).

La 4a Commissione permanente ha ritenuto corretta la base giuridica individuata dalla proposta di direttiva nell’art. 192, par. 1 TFUE (politica dell’Unione in materia ambientale).

Pur essendo decorso il termine delle 8 settimane previsto dal Protocollo n. 2 sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionale, la 4a Commissione permanente ha ritenuto di dover adottare, nell’ambito di una risoluzione, un parere motivato. Ad avviso del Senato, infatti, la proposta di direttiva non è conforme ai principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in quanto le disposizioni dell'Accordo BBNJ possono essere attuate dagli Stati membri senza necessità di un intervento da parte dell’Unione e, quindi, di ulteriori passaggi che comportano aggravi sia in termini amministrativi che finanziari.

Nella seduta di giovedì 18 settembre 2025, la Commissione per le politiche dell’Unione europea della Camera ha esaminato la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) 2021/1119 che istituisce il quadro per il conseguimento della neutralità climatica COM(2025) 524 final e ha espresso un parere motivato ai sensi dell’art. 6 del Protocollo n. 2 allegato al TUE e al TFUE.

La XIV Commissione osserva che, sebbene la decarbonizzazione e la lotta ai cambiamenti climatici costituiscano obiettivi condivisibili, l’introduzione di ulteriori traguardi vincolanti rischia di incidere negativamente sulla competitività dell’industria europea, già gravata da costi più elevati rispetto a quella di Paesi terzi caratterizzati da normative ambientali meno stringenti.

La Commissione sottolinea che l’Unione europea ha già fissato obiettivi giuridicamente vincolanti per il 2030 e il 2050, sicché l’aggiunta di un ulteriore traguardo obbligatorio comporterebbe un’ulteriore pressione sul tessuto produttivo. Inoltre, viene evidenziato come l’esame della proposta in sede europea abbia già messo in luce profonde divergenze tra Stati membri e gruppi parlamentari, a conferma della delicatezza del tema.

Osservatorio sulle fonti

Rivista telematica registrata presso il Tribunale di Firenze (decreto n. 5626 del 24 dicembre 2007). ISSN 2038-5633.

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