Archivio editoriali

In questa sezione sono contenuti gli editoriali apparsi nei numeri precedenti dell'Osservatorio on-line.

Di CosimoSulla scena istituzionale delle Regioni

1. Alla fine dell’anno scorso, sul regionalismo differenziato è caduta la scure della Corte costituzionale, che ha censurato profili importanti della legge 86/2024 di attuazione del terzo comma dell’art. 116 della Costituzione. Si discute sulla portata dell’intervento demolitorio, e della stessa successiva decisione dei giudici costituzionali in sede di valutazione dell’ammissibilità del referendum sul testo residuo della legge.

Peraltro, la vicenda risulta rilevante anche dal punto di vista delle scelte di politica legislativa. Interventi sui meccanismi istituzionali come questo mirano di solito a migliorare il rendimento del sistema regionale, il cui livello di efficacia e di efficienza appare nel complesso insoddisfacente.

filippo donati

Il progetto di riforma del CSM

1. Concluso l’esame in Commissione[1], il 9 dicembre 2024 è iniziato presso la Camera dei deputati l’esame in Assemblea del disegno di legge costituzionale presentato il 13 giugno 2024 dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro della giustizia in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare (atto n. 1917/C).
Il progetto di riforma, com’era prevedibile, è stato oggetto di valutazioni opposte. A chi ritiene la riforma necessaria per assicurare i principi del giusto processo ed evitare le degenerazioni del correntismo, si contrappone chi invece teme che dalla stessa possa derivare un indebolimento per le garanzie di indipendenza della magistratura.
Per poter valutare il progetto di riforma costituzionale, è opportuno chiarire gli scopi che la stessa si propone di raggiungere e la congruità delle soluzioni proposte rispetto agli obiettivi perseguiti.

Cheli

Omaggio a Enzo Cheli

Nel 2010, per rendere omaggio a Enzo Cheli in occasione della conclusione del suo insegnamento universitario, gli allievi, i colleghi della Facoltà di Giurisprudenza fiorentina e quelli di altre Facoltà che gli erano più vicini pensarono a un volume di scritti orientati ad analizzare gli sviluppi dello Stato costituzionale (AA.VV., Lo Stato costituzionale. La dimensione nazionale e la prospettiva internazionale, Bologna, il Mulino, 2010).

Un tema di carattere sufficientemente ampio da toccare trasversalmente gli interessi scientifici di studiosi appartenenti a diverse discipline e al quale, qualche anno prima Cheli aveva dedicato un saggio importante (Lo Stato costituzionale. Radici e prospettive, Napoli, Editoriale Scientifica, 2006). In esso, l’A. metteva bene in luce le caratteristiche fondamentali di questa forma di Stato, frutto del costituzionalismo del secondo dopoguerra, e i riflessi che questo nuovo modello ha prodotto su alcuni dei paradigmi che avevano segnato l’esperienza liberale dello Stato di diritto.

Elisabetta Catelani

Le riforme costituzionali ed il metodo

1. Premessa
Questa Rivista ha accolto già due editoriali che hanno affrontato il tema delle riforme costituzionali avviate nella XIX legislatura e, ciò nonostante, il tema, che ha tanti profili ed anche varie letture possibili, merita un ulteriore intervento.
Nei fascicoli 2 e 3 del 2023, Orlando Roselli prima e Rolando Tarchi poi hanno esaminato i limiti dell’attuale stagione delle riforme, pur con analisi, argomenti e conclusioni diversificate. Entrambi tuttavia non hanno potuto non osservare che il dato di partenza è rappresentato dalla esistenza di limiti della forma di governo nell’attuale assetto, da un lato constatando “la sempre più accentuata inadeguatezza” del funzionamento del sistema politico-istituzionale (Roselli) e dall’altro ammettendo che il “rendimento della nostra forma di governo, certamente non comparabile a quello di altri sistemi parlamentari come quelli della Germania o della stessa Spagna e dei profondi mutamenti di carattere economico, sociale, culturale ecc. che sono intervenuti negli ultimi decenni e che richiedono una maggiore tempestività ed efficienza nelle decisioni da assumere” (Tarchi).

Adinolfi

Le ragioni di una (incerta) riforma dei Trattati dell’Unione

A quindici anni dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la revisione dei Trattati è tornata, negli ultimi mesi, al centro di un intenso dibattito istituzionale del quale, tuttavia, ben scarsa eco giunge nella campagna elettorale per il Parlamento europeo, focalizzata su questioni prettamente nazionali. La necessità di una riforma - specie dopo un periodo di “stabilità” dei trattati inusitatamente lungo per la storia dell’integrazione europea - è da più parti sostenuta: menzionata in numerosi documenti delle istituzioni e di alcuni Stati membri, essa è oggetto di una formale e articolata richiesta di revisione presentata dal Parlamento europeo con una risoluzione del 22 novembre 2023 (risoluzione sui progetti intesi a modificare i Trattati (P9_TA(2023)0427), sulla quale v. la scheda pubblicata in questa Rivista,  preceduta dal rapporto della commissione affari costituzionali del Parlamento europeo (A9-0337/2023) e dalla  risoluzione del 9 giugno 2022 sulla richiesta di convocare una Convenzione per la revisione dei Trattati (P9_TA(2022)0244)).

Ben diverse e addirittura contrastanti sono, tuttavia, le istanze che motivano l’esigenza di una riforma.

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Osservatorio sulle fonti

Rivista telematica registrata presso il Tribunale di Firenze (decreto n. 5626 del 24 dicembre 2007). ISSN 2038-5633.

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