- Redazione
- Giurisprudenza costituzionale
La Corte si pronuncia ancora sulla “doppia pregiudizialità” (1/2025)
Sentenza n. 181/2024 – Giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale
Deposito del 19/11/2024 – Pubblicazione in G.U. del 20/11/2024, n. 47
Motivo della segnalazione
Con la sentenza n. 181/2024 la Corte costituzionale si pronuncia ancora in tema di doppia pregiudizialità. L’occasione è fornita dalla questione di legittimità costituzionale sollevata dal Consiglio di Stato, prima sezione, in sede di parere sul ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, il quale dubita della legittimità costituzionale dell’art. 44, commi da 7 a 11, del d.lgs. n. 95 del 2017, dell’allegata Tabella 37 e della Tabella A, allegata al d.lgs. n. 443 del 1992, nella parte in cui distinguono, in dotazione organica, secondo la differenza di sesso, i posti da mettere a concorso nella qualifica iniziale degli ispettori del Corpo di Polizia penitenziaria.
Il giudice a quo denuncia innanzitutto il contrasto con l’art. 117, comma 1 Cost., che impone il rispetto dei vincoli posti dall’ordinamento comunitario: a tale riguardo il Consiglio di Stato menziona la direttiva 76/207/CEE, che interviene sulla parità di trattamento tra uomo e donna, materia oggi disciplinata dalla direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego. L’autorità giudiziaria rimettente richiama, inoltre, l’art. 3, paragrafo 2, TUE, l’art. 8 TFUE, gli artt. 21 e 23 CDFUE, la direttiva 2000/78/CE, la stessa giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha confermato l’importanza del principio di non discriminazione. Il trattamento deteriore per le donne che partecipino al concorso a ispettore della Polizia penitenziaria non si correlerebbe con requisiti essenziali e determinanti ai fini dello svolgimento del servizio e integrerebbe, pertanto, «una forma di discriminazione in contrasto con le richiamate direttive europee e pronunce della Corte di giustizia UE».
